lunedì 9 luglio 2012

Analisi politica perfetta.



La migliore analisi politica degli ultimi mesi. La gente dovrebbe stamparsela in testa, e ricordarsela bene nel 2013.

venerdì 8 giugno 2012

Nel momento in cui capisci che tutto quello che ti ha sempre circondato, che tutte le realtà che ti hanno sempre riempito ogni singolo giorno, non sono altro che castelli di carta, ogni cosa crolla al primo respiro. La rabbia non è un emozione, non è un sentimento, non è assolutamente nulla. E' assuefazione, un conglomerato di ogni minima parte di te stesso che non aspetta altro che sgonfiarsi dopo essere esplosi come un bomba che distrugge ma non mira a nulla se non a distruggere. Ogni cosa è illuminata direte voi. No ogni cosa è buia, torbida, piena di bugie, di avversione. Non sento più niente e forse non vorrei far altro che scappare via. Eppure rimango sempre qui come se non ci fosse nient'altro da fare. Come se non sapessi che ci sono migliaia di vie d'uscita. Il mondo è sempre stato bello perché vario, ma a volte vorrei solo che si soffermasse per un po' sulle cose belle, stabili, immobili. Niente mi ha mai colpito come l'amore. Un sentimento che ti viene quasi insegnato dal tuo stesso corpo. E nulla c'entra l'amore di cui parlo con il sesso. L'amore di cui parlo è quello che tu provi per quelle persone che con te sono sempre state. Loro e soltanto loro sanno come amarti, come comprenderti, come prenderti. E solo loro sanno far crollare tutto nel peggiore dei tuoi incubi. Come un tornado che colpisce quei poveri castelli di carta, rendono le giornate buie, le notti fredde e insonni, e quel mondo che realtà ne ha fin troppa si immerge nei meandri più profondi del tuo io. Sei solo polvere che attende di essere spazzata. Ma vorresti solo che quella polvere che consideri sempre in eccesso rimanesse li, ancora un giorno, ancora un giorno. Nessuno è disposto realmente ad ascoltarti perché tutti sono solo disposti a fare i loro interessi. Nel giorno in cui la gente lo capira, saremo forse tutti un po' più uniti. 
Sei solo quanto non lo sei stato mai. Ma in realtà sei solo come lo sei sempre stato. Le unioni più strette vengono divorate pian piano dall'animo umano che non conserva più niente di razionale. Come se la carne da macello non avesse altro che bisogno di essere macellata. Vorresti sparire. Ma sai che forse non sei mai comparso.

lunedì 28 maggio 2012

SoHo, morte psichedelica

Piano dopo piano, l'adrenalina saliva. Come un condotto senza freni che collegava il mio cervelletto a tutto il corpo. Ero una fibrillazione unica. La stanza era spoglia, lui era li in attesa di un rapporto probabilmente. I suoi occhi prima del primo colpo erano incredibili, il dilatarsi quasi istantaneo delle sue pupille, lo stupore e poi la paura. Soprattutto la paura. Un colpo, un altro, un altro ancora, sangue che ricopriva quelle lenzuola così candide. Sangue sulle pareti, sangue dappertutto. Ora era peggio di carne da macello, un grumo di carne da macello, tendini spezzati, muscoli dilaniati, viso contratto. Era solo carne. I cristalli mi stavano invadendo il cervello, la cocaina li rendeva più limpidi, più chiari. Questo non era pagare per uccidere, questo era uccidere per uccidere. La vita era un concetto superato, un concetto antiquato per come la mia mente si era aperta. Un gioco assurdo, impensabile, proibito, aveva preso l'assoluto controllo su di me. Dilaniare questo sconosciuto era diventato quasi un obbligo per le mie mani. L'avevo preso, ucciso, buttato via come un giocattolo rotto. SoHo era stata teatro dei miei omicidi molte volte, mai un indizio, mai un errore, la perfezione di un drogato, l'ossesione dell'errore, che non può accadere. Osservare quella stanza piena di sangue mi ricordava la mia infanzia, un susseguirsi di curve che non erano altro che emozioni non capite, non colte, non ritrovate. O forse solo la ricerca di un delirio, una riproduzione vivida, nitida, del caos interiore che solo un bambino può contenere.
La ricerca infinita della perfezione doveva chiudere quel cerchio, dare l'ultimo colpo di pennello per quell'enso, quella firma che ormai contraddistingueva i miei crimini.
Il cerchio doveva chiudersi, l'Italia doveva essere l'ultima tappa.

domenica 13 maggio 2012

Party Love. Roma.

Calava, l'alcool, calava come non mai. Mai si era visto in tutta Roma un party più marcio. Shots shots shots everybody! Risuonava nelle mie orecchie mentre calavo l'ennesimo Jager bomb.
Ragazze di cui non conoscevo neppure il nome riempivano la mia bocca delle loro lingue. La gente saltava ovunque e dovunque; piscina, terra, tavoli. Era il delirio della ricchezza, del lusso più sfrenato. Lo status simbolo di quel mondo alla deriva. Lo spreco come obbiettivo di vita.
Potevo avere ogni sorta di cosa, droghe, donne, follie di ogni genere e tipo, eppure lei mi sfuggiva sempre.
Ogni festa, li con il suo sguardo impenetrabile, i capelli neri come il cielo nelle notti di pioggia. Occhi di puro vanto nobiliare, lapislazzuli che non smetti mai di guardare. L'amore che ti coglio un po' alla sprovvista, quando meno te lo aspetti..o forse quando sei meno razionale. 
Eppure lei resta li, come una stella che si ostina a splendere in quel cielo inquinato. Un vestito panna e nero, delicato e ricercato. Tu invece sei li, spaparanzato su una poltrona di un lercio indefinito, con il tuo abito d'arta sartoria che ormai è un vago ricordo d'eleganza. Per non parlare del tuo ciuffo, ridotto a una frangia spettinata e impregnata di sudore, alcolizzata quasi quanto te. Il baffetto ricercato e forse l'unica cosa che ancora ti distingue dal resto di quel marciume. Il naso chiede ancora pietà per la coca da bagno. La sciarpa Louis Vuitton è ormai un tenero asciugamano che adorna le tue spalle. 
Insomma caro Marco cosa vuoi offrire alla tua fiamma? Il verde del tuo sguardo. 
Ti alzi, ti risistemi con finta non curanza, accendi la sigaretta, uno due quattro passo e smeraldi e lapislazzuli si sfidano in un gioco di colori, nella notte dove il colore a reso tutto più nero. - Com'è che in un posto come questo c'è spazio per certi sprazzi di arte contemporanea?- esordisci. - Non so, in fondo l'arte è relativa.- Risponde saggiamente lei. Diavolo quanto devo vomitare. - O no un saggio conoscitore di opere qual è la mia figura ha il pieno controllo del sapere è sa quando gli viene proposto qualcosa di raro, non fuggire via da me, non scappare, non pensare che io sia il solito ricco egocentrico, lascia che io ti possa mostrare il mondo per quello che è realmente, un capolavoro nel quale tu sei una delle punte di diamante, una di quelle cose che ci fa ancora addormentare felici nelle notti di tormenta- Che fottuto poeta delle notte. -Come siamo poetici Casanova di Wall Street, ma il mondo per come lo vedo io è gia ampliamente ricco di bellezza anche senza il tuo aiuto, kiss kiss bang bang..- Non fece in tempo a finire la frase che il mio vomito stava invadendo la strada 4 piani più in basso dell'attico. Sentii solo la sua voce mormorare: -Bello il tuo mondo poeta-. 
Bella figura di merda. E vomitai ancora.

lunedì 30 aprile 2012

Milano-Roma: Storia di un semi Dio

La solita stupida e splendida settimana della moda. Luci soffuse ed elettriche inondano le passerelle, artisti della bellezza vengono ridicolizzati in nome dell'arte e io me ne sto li con il mio nuovo taglio anni 30' che farebbe invidia anche a mio padre. I colori sgargianti di Comme Des Garcon vengono risucchiati dalla mia voglia di buio. Mi immergo nell'ambiente solo dopo la prima sniffata, in quel bagno così lucido, così vuoto. Un colpo di correttore e le cicatrici dell'acne spariscono, risistemiamo un po' questa cravatta e respiriamo. 
-Questo Champagne è dannatamente delizioso!- strilla lo pseudo elegante davanti a me, fa schifo idiota. 
Penso questo eppure me ne sto li a guardare questo essere che vuole essere che vuole essere fashion agli occhi di qualcuno che spera a sua volta, lo farà diventare qualcuno. Ma pulisciti il culo con il tuo foulard di Hermès. 
Scappo da quell'edificio, salgo in Bentley e dico a Fernando di portarmi via da quel luogo dove l'umana stirpe ha perso il concetto di applicazione pratica della ragione. 
E lui fila veloce, sfreccia tra il traffico di Via Montenapoleone, sfiora soltanto Via della Spiga..Osservo veloce il mio studio. Ogni cosa vola via nel dimenticatoio, assorbita dai rumori, dall'artificio dell'uomo. 
Quasi come la sigaretta tra le mie labbra. I polmoni inalano piano la morte, come a gustare quel mix di suicidio psicologico e fisico che mi sta uccidendo; Fernando accelera, io fumo e poi tiro. 
Noi amiamo la vita quasi quanto ciò che assumiamo per distruggerla. Corey Taylor inebria il mio udito come forse non ha mai fatto, nella sua versione più pulita.
L'Iphone 4s non smette più di vibrare e io quasi per offenderlo, non la smetto più di non rispondere. 
Un bel luogo? L'autostrada è un bel luogo, anzi è uno splendido luogo. Vicino a te ci sono solo le luci, nessuno che ti guarda, nessuno che ti parla, nessuno che ti giudica, nessuno che ti crea problemi. Vicino a te ci sono solo le luci di chi come te ha scelto quel luogo per venire a respirare. 
220 km/h. Gli occhi si muovono veloci e la mente li segue a ritmo. Tutte quelle sagome di natura morta, quelle case, quel buio e quei cartelli verdi che ricordano che Roma è lontana.
250 km/h. Sei tu e la morte. Siete uno di fianco all'altro solo che tu puoi scegliere, ti puoi girare, guardarla e dire: vaffanculo ok?!? Sono un pezzo di merda ma non morirò stasera ok?! Puoi dire quello che vuoi, ma io non morirò. Oppure puoi sparare in testa a Fernando, con la pistola che tieni sempre con te sotto quel maledetto sedile, e dire dai giochiamo, proviamo a vedere chi ha la Dea Bendata dalla sua parte, chi se la scopa stasera eh?. Così tiri fuori la moneta, quel 2 euro Monegasco, tiri, pensando tra te e te che tu hai croce, perché Dio, sono o non sono meglio di Cristo?!...1..2..3..frazioni di secono e Puc!..alzi la mano destra, osservi lentamente con il tuo sguardo smeraldo dal cuore di faggio, e alzi gli occhi al cielo che non puoi vedere. Respiri, e poi sussurri quasi a non farti sentire..ho perso. E dunque vivi, per continuare a sognare un giorno di morire.
Urli:- Fernando! Rallenta, Roma è ancora lontana-.
Guardi in faccia la realtà, ti accorgi di quanto orrida essa sia e tiri ancora la polvere bianca. 
Via Condotti è la tua meta.

lunedì 10 ottobre 2011

Inneres Auge

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

http://www.youtube.com/watch?v=Q21jdADhW30

Come As You Are.

Incontrarsi, non è che l'inizio della separazione. Osservavo questa scritta in giapponese che ornava il mio braccio sinistro. Un nuovo tatuaggio per un nuovo inizio. Oddio le Dunhill, erano ancora li poggiate sul comodino, come quei cazzo di cerotti per smettere. Il libro era il solito mucchio spartano di parole privo di significato. Il telefono era staccato come 3 mesi fa. I Nirvana intonavano le loro tristi note come ieri e l'altro ieri. Ogni cosa non era illuminata. L'effetto della Marijuana afgana era nell'aria, anche i mobili erano intontiti. Il mucchio di peli che adornava la mia testa continuava ad assumere forme astratte, nuove, misteriose, surreali. Voglio un fucile! Voglio un fucile ora, una merda di fucile per sparare in testa a quei fottuti vicini che non hanno nient'altro da fare che divertirsi a far intonare al loro marmocchio orribili canzoni che fanno sembrare Gigi D'Alessio uno dei migliori cantanti del globo. Fateli smettere. Ora.
Perché diavolo la gente non sa convivere con altra gente? Sembra così facile per gli animali..Bah voglio un diavolo di branco dove mangiare e scopare senza tanti complessi.
Mentre accendo il quarto spinello cerco di capire se quel mobile davanti a me è davvero storto o c'è qualcosa di troppo che scorre nei miei neuroni; mentre cerco di avvicinarmi al fantomatico oggetto, perdo l'equilibrio e sbatto violentemente la testa a terra, spiaccicando il mio zigomo e la guancia sinistra sul lurido pavimento.
Ogni cosa è capovolta. I libri accatastati sul mio tavolino ora sono semplici da leggere, Elie Wiesel-La Notte, Jake Adelstein-Tokyo Vice, 1Q84-Haruki Murakami. Ognuno di quei libri, mi ha tenuto compagnia in questi mesi..Eppure nel mio manoscritto personale, le parole continuano a scarseggiare e peggio, sono qui per terra che non mi ricordo e soprattutto non trovo la forza per riuscire ad alzarmi.
Quel maledetto marmocchio merita di bruciare nel cherosene. Io merito di macerare nell'alcool. Fottiti bambino di merda.



mercoledì 5 ottobre 2011

New Human World


Beijing 08.00 27/03/2052

Frenetiche le persone passavano ininterrottamente davanti al mio sguardo. Era quasi difficile mantenere la concentrazione ad un livello tale da poter scrivere senza essere continuamente disturbati. Il solito bar dove mi stavo apprestando a scrivere oggi era stranamente sovraffollato.
Dalla grande crisi del 2012, Beijing aveva riacquistato grande fascino e forza. La popolazione aveva toccato cifre record e quest'anno si apprestava a sforare le 200.000 unità. Un record per il mondo intero. Le roccaforti su cui il mondo aveva ricostruito le proprie ceneri erano in fondo un po' l'immagino o meglio l'emblema della rinascita. Niente nasce dal nulla ma si materializza mano a mano grazie al passato.
New York, Roma, Abu Dhabi, Tokyo e Beijing. Queste erano le cinque punte che rispecchiavano la rinascita del genere umano.
Il potere si era smistato in queste cinque grandi città. Il popolo non aveva divisioni ne tanto meno il mondo era stato ridiviso in miliardi di province e stati. Ora c'era un grande e unico stato denominato New Human World. Le amministrazioni erano curate da un grande consiglio popolare, con a capo un primo ministro. Erano state reinserite le tasse e ogni tipo di funzione pubblica necessaria per un perfetto riassestamento mondiale.
A capo del governo centrale oggi c'era Eliezer Johnson, uno dei così detti eletti da Dio.
Già perché quasi tutte le maggiori cariche erano state assegnate quasi per meritocrazia divina ad una nuova “casta” che sembrava essere stata scelta da Dio in persona. La “casta” era formata dai sopravvissuti, cioè quelle persone che prima della grande cura erano sopravvissute al virus Z12. Come scelte da Dio, essere erano immuni al virus che non le attaccava. Gli Unti dal signore (così denominata in seguito) erano la maggiore organizzazione del nuovo Mondo. Essi come detto in precedenza erano a capo di quasi tutte le maggiori istituzioni del nuovo Mondo ed erano stati scelti in base alle loro precedenti credenziali prima dell'Apocalisse Z12, così rinominata. Anche in seguito ai 7 anni di rinascita, così chiamati per gli investimenti e l'aumento esponenziale della popolazione i loro ruoli non erano cambiati. Le regolari elezioni svolte in seguito avevano confermato sui maggiori gradini del potere tutti i precedenti padri fondatori, confermando così al potere la nuova casta degli Unti dal signore.
Nel New Human World era possibile professare qualunque religione liberamente, ma la popolazione aveva ormai conservato solo la religione Cristiana e la religione Ebraica, eliminando o quasi l'Islam e quasi tutte le religioni di stampo asiatico, visto che i padri fondatori (circa 5000 persone) erano quasi tutti esclusivamente di religione Cristiana ed Ebraica.
Ogni cosa era pian piano tornata al suo posto e questa nuova dimensione di unione mondiale aveva permesso una completa o quasi rinascita. Nel New Human World era presente ormai una nuova situazione, che sembrava aver fatto capire all'uomo, quanto era possibile cambiare gli errori del passato e quanto l'Apocalisse Z12, era stato come un segnale che qualcosa di grandissimo andava cambiato. La lettura popolare era chiara. Sei i padri fondati, se gli Unti da Dio, erano loro non c'era alcun dubbio che era stata riposta in loro la chiara volontà di cambiamento.
Dio è diventato nuovamente il fulcro di ogni giorno, e le città riconvertite e completamente ristrutturate rispecchiano ciò nelle Chiese e nelle Sinagoghe che riempono le strade.
Riponiamo in voi il futuro Grandi Padri fondatori.
Così concludevo il mio editoriale di storia e realtà attuale che scrivevo ogni settimana per il quotidiano del New Human World.
Il quotidiano si chiamava Daily World e riportava ogni giorni quasi 100 pagine di notizie. Io ero uno dei maggiori storici e scrittori del giornale. E alternavo la mia attività nel quotidiano alla mia attività di scrittore.
Ogni giorno cercavo di aggiungere frasi al mio nuovo libro, ma le difficoltà sembravano infinite.
Il mondo era ricco e voglioso di capire cosa c'era intorno a se e il Daily World mi toglieva già troppo tempo dalla mia compagna.
In più la frenesia dei continui lavori in corso rompeva il silenzio così tante volte da far sparire anche la notte.

Fine Introduzione


Base Vostok 04.37 02/09/2012

-Generale Steelheart, sono arrivati i risultati dell'esperimento numero 3764. E' incredibile generale, non riesco a esprime la mia emozione. Il virus Z12 è debellato-.
Il generale, un uomo dal fisico prestante e muscoloso, prese tra le spesse e forti come tenaglie mani, il documento che il militare visibilmente estasiato quasi sconvolto li aveva appena consegnato. Dalle analisi appena fatte si poteva dire che era stata trovata un cura. Il Virus non era in grado di resistere alle terribili temperature della base Vostok e gli scienziati e militari che si occupavano della missione segreta erano riusciti per la prima volta nella storia a debellarlo. Forse c'era ancora una speranza che non tutto fosse perduto.
Il Generale quasi sconvolto, prese correre verso i piani inferiori dell'incredibile edificio completamente immune alle temperature esterne e nascosto dal resto dell'ormai quasi scomparso mondo. Al di sotto nei piani più remoti e nascosti gli uomini in nero presero a guardarlo con aria interrogativa. Senza battere ciglio Steelheart prese a parlare con il suo solito stile di voce roco e inorecchiabile: - Abbiamo trovato una cura, abbiamo trovato una cura! Il virus è finito! Quel maledetto e schifoso virus è finito!-.
Gli uomini in nero si scambiarono qualche rapido sguardo, recuperarono i documenti che stavano sfogliando, li riposero nelle loro valigette e alzarono i tacchi, passando di fianco a un inerme e quasi terrorizzato generale, dal loro completo e totale disinteresse alla cosa. Ordinarono di andarsene. Il generale pochi secondi dopo ancora immobile per il precedente shock senti all'improvviso che le sue forze erano completamente finite, un foro perfetto gli attraversava il cranio. Il corpo ormai privo di ogni input, cadde rovinosamente a terra, mentre il killer, afferrandolo per i piedi lo trascinò fuori dalla sala.
Sapeva che quel giorno sarebbe arrivato, ma non avrebbe mai pensato che il corpo del generale pesasse così tanto . Si tolse i guanti in pelle, si asciugo il sudore dalla fronte e con un rapido gesto delle dita fece capire ai capi che ormai era stata fatta pulizia.
Poche ore dopo della base non c'era più traccia. Bombe localizzate attraverso studi precisi l'avevano dissolta in pochi minuti. E la ruota era pronta a girare.

lunedì 3 ottobre 2011

Inizio introduzione


New York 08.45 02/09/12

Silenzio. Il silenzio era ovunque, per le strade, nei palazzi, nelle auto, nel mare, nel cielo. Il silenzio dominava anche il vento. Spento dalle sofferenze che vibravano anch'esse silenziose.
Osservandomi le mani pensavo a quante vite e soprattutto a quanto ego codesti strumenti di perfezione, avessero contribuito a rendere allo stesso modo l'umanità un posto migliore e peggiore, in una sottile linea di ilarità che rendeva gli uomini così ironici.
Niente vita a New York. O per meglio dire, niente vita negli Stati Uniti d'America e in gran parte del resto del mondo. Sì in gran parte. Nutro ancora un vago sentimento di speranza, che qualcuno su questa terra maledetta da Dio, sia ancora vivo.
Io, Ricardo Kercher, uno dei migliori e più famosi chirurghi plastici degli Stati Uniti, qui fermo seduto su questo sporco marciapiede a fissare le mie dita affusolate e pensando che forse sono l'ultimo sopravvissuto al virus Z12. Sì, l'umanità è stata completamente devastata da questo virus. Il virus Z12 è un virus che si è sviluppato nell'anno 2012 per l'appunto, cominciando a mietere vittime nel sud degli Stati Uniti, precisamente in Florida. Questo virus sembra essere comparso dal nulla, proprio come un apocalisse destinata a distruggere l'umanità. Nessun medico, nessuno scienziato e nessun ricercatore è mai riuscito a trovare una cura, nessuno. A poco a poco ogni membro della razza umana è collassato infettato da un virus con un tasso di mortalità pari al 99%. Dai quasi 7 miliardi di persone si è arrivati a 70 milioni. Pian piano il virus è riuscito a contagiare anche le popolazioni nordiche dove sembrava indebolirsi, e la popolazione mondiale si è ridotta fino a un numero indecifrabile. Potrei essere anche l'ultimo rimasto.
Il virus ha però una stranissima anomalia. Non contagia qualche persona. Sembra incredibile ma ci sono delle persone che sono immuni al virus. Studiate e ristudiate non si è mai riusciti a trovare una soluzione. Sembrano scelte da Dio. I così detti unti dal signore.
Io faccio parte di quella ristrettissima cerchia. Ma che io sappia nel mondo non ne rimangono molti. Potrebbero anche essere soltanto una decina e sparsi nei posti più disparati.
Io sono bloccato qui. A New York. Tra le case abbandonate e le macchine lasciate a marcire. L'unica cosa che ancora si sente è il silenzio. Il mondo è ormai una tomba.
Vivo nel mio attico di un grattacielo ormai vuoto. Ho fatto provviste di cibo scorrazzando per la città con la mia Bentley Continental Gt. Non so più cosa fare della mia vita. Ormai ogni cosa ruota attorno alla speranza che un giorno qualcuno trovi i miei messaggi abbandonati sul web e riesca a raggiungermi in qualche modo. Ma dubito che ci sia ancora qualcuno..Dubito di non essere il capolinea.

martedì 6 settembre 2011

Eh in un attimo ogni cosa scompare. Il silenzio è la tua tomba.Voglia di scomparire di non alzare lo sguardo mai più. Ogni cosa è solo una insignificante sfumatura. Ricordi e immagini scompaiono. Ti sei rialzato sempre senza destare mai nessun sospetto, hai tenuto duro hai evitato rotture. Alla fine hai buttato via ogni cosa. Sei rimasto un dannato incompleto.
Forse pensavi al tuo futuro come il tuo cervello lo immaginava. Ciò che vedi ora sono solo lacrime che bruciano il volto. Ogni emozione è scomparsa. Il dolore ti avvolge come un cancro.
Perdere ogni cosa, ogni certezza, voglia di rompere ogni cosa intorno a te. Voglia di alzarsi da quel brutto incubo. Ora sei solo. Ora sei tu la colpa.
Cadi e ricadi ancora, sprofondi nelle tenebre che ti avvolgono come in un terribile sogno. Sei solo un'immagine persa nel vuoto. Sei solo. Non hai fuga. Non voglio perderti ancora...Ho rotto ogni cosa senza spezzare il mio corpo..Ho perso.
Chissà se un giorno al mattino..vedrò il soffitto di una stanza senza essere spazzato via come le ceneri dal vento..Vorrei sparire come Heath Ledger dalle sue paure..Vorrei non essere più un peso per nessuno...Vorrei che la mia esistenza non fosse mai cominciata..Ho pianto come non avevo mai pianto prima...Ho Ho Ho...Ormai non ho e basta..Voglio il mio deserto dove perdermi..Voglio smaterializzarmi..Fine..Sì perché se ce una cosa che ho imparato e a capire che ad ogni cosa c'è una fine...Siamo noi che dobbiamo capirlo e dobbiamo accettarlo..Vorrei trovare anche la mia di fine..


sabato 27 agosto 2011

Introduzione. Le viscere del potere.

Così i due si presentavano al grande pubblico. Vestito come uomo di tutti i giorni il primo, tatuaggi da rockstar che ricoprivano petto e braccia, come a dimostrare una libertà che nessuno può avere. Barba incolta che occupa un viso determinato convinto, indistruttibile. Lui era il culto della personalità. L'uomo che dall'immagine sapeva rendersi un culto, un dittatore, un presidente, un messia. Attraverso le parole, mai a caso, mai sottili e volgari, mai casuali, poteva prendere il tuo cervello rigirarlo fino allo sfinimento. Poteva controllare le masse. Essenziali per il corretto funzionamento del suo progetto a lungo termine. Ma nessuno è perfetto.

La sfida.

Ho aspettato tutto questo tempo, mi sono lasciato pestare, mi sono lasciato dominare. Nell'ombra vi ho controllato uno per uno, vi ho presi nella mia ragnatela. Ora si fa il mio gioco. Quanto è bello vedere le proprie pedine mangiarsi a vicenda. Nessuno può mangiare il Re. Perché il Re controlla le pedine. Il re sono io. Sono qui per giocare, non smetterò mai. Il potere è la mia droga, l'ambizione la mia benzina. Voi siete solo lo scarto. Gli inserti. Io sono il mio Dio. Su le mani, è ora della star.

Culto della personalità

Le mie parole ti controlleranno, ti possederanno, io sarò il tuo Dio. Nei miei occhi vedrai i tuoi sogni e le tue ambizioni. Ogni tua azione sarà sotto il mio possesso. So le tue paure. Controllo le tue emozioni. Kennedy e Mussolini sono solo vaghe mie imitazioni. Ogni volto che mi osserverà mi vorrà dare il premio nobel. Io sarò la tua pubblicità occulta. Come il peggiore dei serpenti, mi infiltrerò nella tua mente priva di barriere e il tuo inconscio cadrà tra le mie braccia. Vedrai in me il Rock, il Blues, il comunismo e il fascismo. L'anarchia del potere e la forza del denaro. Vedrai in me la sicurezza, il futuro il progresso. Vedrai in me la vittoria. Non aprirai mai più gli occhi. Io sono il tuo vero messia. Gandhi e Stalin sono ormai passati. Sarò la tua guida per la finanza per lo sport. Per tutto. Io sono il culto della personalità. I'm the best in the world.

sabato 20 agosto 2011

Sei tu.

Sei tu così vuoto così insensibile. Sempre a perderti nei ricordi. Sempre a scioglierti nel passato. Sempre a cadere nel buio del futuro. Sei tu che osservi le goccie di sangue che scendono lentamente. Sei tu che hai perso ogni emozione nei giorni che tanto cerchi di ricordare. Sei tu che non hai più personalità. Sei tu che sotto la maschera non hai più nulla.

Inizio

Ogni uomo sulla terra, che sia grande, che sia un bambino, che sia un vecchio, che sia un adolescente o che sia un uomo in generale, sogna. Ognuno di noi sogna, sogno io, sogni tu, sogniamo tutti!. Ogni cosa che ci circonda fa comparire in noi quel piccolo brivido di volontà di possesso che ci porta a immaginare per noi quel futuro roseo che nel 99.99% dei casi non si avvererà mai.
Ecco io ero un ragazzo di questo tipo, giovane, scapestrato, con il sogno un giorno di essere un genio ribelle. Nato in un periodo di boom economico per un paese che di boom economici ci vive come gli Stati Uniti, giravo per le strade di quella Los Angeles ,tanto odiata all'inizio e tanto amata alla fine, con l'idea di spaccare il mondo con le mie idee futuristiche e la mia voglia di rivoluzione. Non andò proprio così per i primi tempi, la scuola era un disastro e ogni anno bisognava arrampicarsi con le unghie per non cadere, mentre nella solitudine sperimentavo la varietà del mondo, canne e tabacco da rollare a volontà e nelle grandi occasioni anche droghe pesanti. Il mondo californiano era pieno e vivo, un po' come la mia pelle che si offriva piano piano alla mano dei tatuatori. Il tricipite del mio braccio destro mostrava con orgoglio la scritta "best in the world" mentre il mio piede sinistro un'ala allungata che ricordava la mia voglia di spiccare il volo verso i lidi del successo.
I soldi non erano un problema finché c'erano i genitori a cui scroccare ma raggiunta la maggiore età volevo subito partire alla riscossa. Niente sembrava andare verso la direzione giusta, il college non sembrava certo alla mia portata e più tempo passavo fuori e più mi avvicinavo al mondo delle droghe.
Poi la svolta.

Introduzione, passo uno parte 2

Mister V, lui era il grande direttore d'orchestra, non c'era azienda che non pendeva dalle sue labbra, le multinazionali erano il suo pane quotidiano e i politici erano le sue più care pedine. Uomo giovane e ambizioso Mister V portava con su di se una barba lievissima e perfettamente curata di un colore rossiccio molto simile al castano ma di una tonalità leggermente differente. Capelli perfettamente in ordine tenuti indietro naturalmente, anch'essi rossiccio scuro.
Ogni membro aveva un appellativo, niente di astruso o ancestrale, una lettera, di un alfabeto a scelta o in rari casi un numero.
 I membri finora elencati sono i membri più influenti del consorzio. Sì consorzio, era questo il nome della più importante e segreta società istituita dall'umanità per avere il tutto di tutti senza il niente di niente.
Questo gruppo di umani per eccellenza era un'elite di personaggi sconosciuti capaci di impossessarsi di ogni cosa attraverso gli anni, finanza, religione, politica. Loro erano i costruttori del puzzle. Loro erano i fondatori della vera essenza dell'umanità.
Non era una società segreta o cose del genere, era semplicemente un gruppo di uomini che si incontravano ogni mese e decidevano le sorti del mondo, poiché il mondo era nelle loro mani, controllavano il denaro, controllavano Dio, controllavano chi controllava noi; ogni cosa passa per questi uomini.
Ma questa è solo un'introduzione. Questa storia non ha come protagonista questi uomini. Questa storia ha come protagonista, me.

venerdì 19 agosto 2011

Introduzione, passo uno

Il sole secco e bruciante colpiva con i suoi potenti e massacranti raggi UV il mio corpo depresso e denso di sudore, macero.
Vedevo le loro macchina avvicinarsi, un susseguirsi di Rolls Royce Phantom scure dal cofano cromato, una in fila all'altra, poi si passava alle Maybach 62, Bentley Mulsanne e Continental Gt di seconda generazione.
Targhe di ogni genere e tipo. Non si trattava di politici, di capi o di grandi uomini culturali. Erano     semplicemente loro, gli uomini.  
Sì perché non c'è appellativo migliore per codeste persone. Uomini, surrogati naturali di ricchezza, possesso e e soprattutto, dominio. Perché queste sono parole chiave. Come sono parole chiave: potere, cocaina, politica, organizzazione. 
Questi uomini, sono pensatori, luridi pezzenti sfruttatori di altri uomini. Sì perché l'evoluzione dei cosiddetti "uomini" e dovuta semplicemente a un istinto di dominio. Loro erano il puro e limpido senso di dominio. Niente propaganda, niente copertine, niente grossi nomi risonanti nelle testate e nelle televisioni, tanto era ovunque e in ogni dove e in ogni campo, tutto e non solo, loro. 
Ci ritrovavamo qui, ogni giorno della del mese corrispondente al numero del mese nell'anno. La riunione quest'oggi era il 2 febbraio, poiché il due era anche il numero corrispondente dell'anno di febbraio. Oggi era il 2 febbraio 2011. Erano qui per la loro solita riunione, il loro rituale. 
Mister A, controlla Altria Group, una delle multinazionali più importanti del mondo, regina degli alimenti e del tabacco. Accanito fumatore di St'Moritz al mentolo, è un uomo riservato, media statura, capelli lunghi tirati indietro a formare una sorta di cipolla e barba lunga ma mai incolta e non piacevole. Un Gesù moderno non c'è che dire. 
Mister G invece, controlla la General Eletric, multinazionale regina nella produzione di tecnologia e servizi. Mister G non ha nessun problema a dire al presidente degli Stati Uniti d'America di fare quella cosa e di farla adesso. Uomo elegante, sguardo penetrante, penna e fazzoletto pronti nel taschino, fragranze fruttate di Creed's sempre con se, occhiali Persol per un unico difetto, la vista; baffi e barbetta a incorniciare quel viso scavato e affascinante. 
Mister XY, controlla multinazionali come Wall Mart, McDonald's, Coca Cola Group, Pepsi Group, Boeing, Rolls Royce e così via. E' un uomo che non ha mai tralasciato nulla dalla sua vita. E il suo corpo e consumato dagli eccessi. Caduto tra le fiamme in un party mortale Mister XY è ustionato sul 50% del corpo, soprattutto nella parte superiore ed è costretto a girare molto spesso senza indumenti sul petto per via della continue iniezioni che i suoi medici personali devono fargli sul corpo ormai ridotto a brandelli. Nonostante ciò la sua Davidoff dalle labbra non manca mai.