Ogni uomo sulla terra, che sia grande, che sia un bambino, che sia un vecchio, che sia un adolescente o che sia un uomo in generale, sogna. Ognuno di noi sogna, sogno io, sogni tu, sogniamo tutti!. Ogni cosa che ci circonda fa comparire in noi quel piccolo brivido di volontà di possesso che ci porta a immaginare per noi quel futuro roseo che nel 99.99% dei casi non si avvererà mai.
Ecco io ero un ragazzo di questo tipo, giovane, scapestrato, con il sogno un giorno di essere un genio ribelle. Nato in un periodo di boom economico per un paese che di boom economici ci vive come gli Stati Uniti, giravo per le strade di quella Los Angeles ,tanto odiata all'inizio e tanto amata alla fine, con l'idea di spaccare il mondo con le mie idee futuristiche e la mia voglia di rivoluzione. Non andò proprio così per i primi tempi, la scuola era un disastro e ogni anno bisognava arrampicarsi con le unghie per non cadere, mentre nella solitudine sperimentavo la varietà del mondo, canne e tabacco da rollare a volontà e nelle grandi occasioni anche droghe pesanti. Il mondo californiano era pieno e vivo, un po' come la mia pelle che si offriva piano piano alla mano dei tatuatori. Il tricipite del mio braccio destro mostrava con orgoglio la scritta "best in the world" mentre il mio piede sinistro un'ala allungata che ricordava la mia voglia di spiccare il volo verso i lidi del successo.
I soldi non erano un problema finché c'erano i genitori a cui scroccare ma raggiunta la maggiore età volevo subito partire alla riscossa. Niente sembrava andare verso la direzione giusta, il college non sembrava certo alla mia portata e più tempo passavo fuori e più mi avvicinavo al mondo delle droghe.
Poi la svolta.
Ecco io ero un ragazzo di questo tipo, giovane, scapestrato, con il sogno un giorno di essere un genio ribelle. Nato in un periodo di boom economico per un paese che di boom economici ci vive come gli Stati Uniti, giravo per le strade di quella Los Angeles ,tanto odiata all'inizio e tanto amata alla fine, con l'idea di spaccare il mondo con le mie idee futuristiche e la mia voglia di rivoluzione. Non andò proprio così per i primi tempi, la scuola era un disastro e ogni anno bisognava arrampicarsi con le unghie per non cadere, mentre nella solitudine sperimentavo la varietà del mondo, canne e tabacco da rollare a volontà e nelle grandi occasioni anche droghe pesanti. Il mondo californiano era pieno e vivo, un po' come la mia pelle che si offriva piano piano alla mano dei tatuatori. Il tricipite del mio braccio destro mostrava con orgoglio la scritta "best in the world" mentre il mio piede sinistro un'ala allungata che ricordava la mia voglia di spiccare il volo verso i lidi del successo.
I soldi non erano un problema finché c'erano i genitori a cui scroccare ma raggiunta la maggiore età volevo subito partire alla riscossa. Niente sembrava andare verso la direzione giusta, il college non sembrava certo alla mia portata e più tempo passavo fuori e più mi avvicinavo al mondo delle droghe.
Poi la svolta.
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